23Ottobre2019

Presentazione al pubblico 29 settembre 2012

presentazione 3Sabato 29 settembre 2012 presso la Casa della Memoria e della Storia a Villa Hériot alla Giudecca si è tenuta l'inaugurazione del Centro Documentazione e Ricerca Trentin. Davanti a una sala affollata ha portato il saluto dell'Amministrazione comunale l'assessore Andrea Ferrazzi. "Venezia – ha detto l'assessore – ha un debito di riconoscenza nei confronti dei Trentin, di questa famiglia che ha lasciato il segno a livello nazionale e internazionale, ma in particolare in questa città, sia da parte di Silvio che dei figli. C'è bisogno come l'aria di un Centro di documentazione e ricerca come questo – ha proseguito – un luogo di elaborazione di idee per il presente e per il futuro, e ha assicurato il pieno appoggio dell'amministrazione comunale. In questo periodo di mancanza di scenari di futuro, di idee, c'è bisogno, ha ribadito, di ricostruire una matrice comune, di un senso civico, e in questa vostra opera - ha concluso - noi saremo senz'altro al vostro fianco".
presentazione centro 1Hanno preso poi la parola il prof. Mario Isnenghi, presidente dell'Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, e Guglielmo Epifani, presidente dell'Associazione Bruno Trentin (istituto di ricerca creato dalla Cgil nazionale, aderente al Centro documentazione e ricerca Trentin).
Questo Centro che sta nascendo – ha esordito Isnenghi – ha già suscitato molto interesse, il che conferma l'intrinseca necessità della sua costituzione. E' un "risarcimento" all'oblio, alle dimenticanze riguardo la figura di Silvio Trentin – si è chiesto – rispondendosi che "un po' di risarcimento sì, un po' ci vuole", ma non solo: la parola "risarcimento" ci fa "curvare all'indietro", mentre non è l'intenzione né la consuetudine dell'Istituto della storia della resistenza guardare solo all'indietro.
Ricorda la straordinaria intempestività della morte di Silvio Trentin alle soglie di qualcosa di mancato per sempre, della concreta possibilità di diventare uno dei padri costituenti del paese, upresentazione 4no dei protagonisti dell'Assemblea costituente; ricorda il coraggio della sua scelta di non diventare, a differenza della quasi totalità degli intellettuali italiani, un "intellettuale in livrea", decidendo di dimettersi dall'insegnamento e di andare in esilio. Trentin è stato – ha detto Isnenghi –"il miglior possibile «anti Alfredo Rocco»". L'attuale azzeramento dei partiti politici può essere l'opportunità per ridare al mondo dimenticato del Partito d'Azione e ai suoi esponenti come Trentin un protagonismo, un'attenzione rinnovata, di cui questo Centro può farsi interprete. Il Centro Trentin, ha sottolineato Isnenghi, non si limita però solo a studiare e far conoscere l'antifascismo di Trentin, ma l'intero arco della sua biografia, partendo dalla grande guerra, dalla modalità scelta da Trentin per "starci", dal suo rapporto con la modernità, anche con l'avventura (le sue peripezie di pilota, il coraggio di buttare la toga per andare a fare l'agricoltore e l'operaio). Si può fare storia anche attraverso una biografia, ricostruendo il pubblico dall'interno del privato, rimescolando le carte – ha proseguito Isnenghi –, ma non rimanendo nel privato. Isnenghi si è poi soffermato sul "carattere plurale" del Centro, dedicato a tutti i Trentin, "una delle grandi famiglie borghesi del '900 italiano", come gli Amendola, i Lombardo Radice, i Pintor, i Ferrara, alle quali tanto dobbiamo, "soggetti micro collettivi" in cui i singoli soggetti "rendono onore a se stessi influenzandosi reciprocamente": "la famiglia Trentin ci offre uno splendido esempio di soggetto plurale, in cui ciascuno aveva qualcosa di proprio, di affine agli altri ma anche di diverso ". In principio – ricorda il Presidente – c'è Franca, " il petalo più significativo della rosa Trentin per il nostro Istituto", in quanto è stata lei a far decollare l'Istituto venti anni fa. E ora il Centro Trentin decolla perché "le amiche di Franca hanno sentito la responsabilità e la voglia affettuosa di proseguire nel nome di Franca" allargando l'interesse a tutta la famiglia. Isnenghi ricorda le figure dei due grandi fratelli, Bruno e Giorgio e conclude sottolineando il gran lavoro da fare per il Centro e per l'Istituto della resistenza che lo sostiene, nella prospettiva di allargare sempre più a livello nazionale e non solo il campo della ricerca e dell'iniziativa: l'Istituto è sempre stato attento a non fare del localismo, al "rischio di rimpicciolire a livello provinciale", e tanto più lo sarà in questo caso.
presentazione 5Prende quindi la parola Guglielmo Epifani che si dice innanzitutto ammirato della sede di Villa Hériot, una sede bella che si presta all'uopo, e chiede all'assessore presente che il Comune garantisca anche per il futuro queste sedi pubbliche adatte a continuare a conservare le carte importanti per studiare la storia della città e del paese. Questo Centro – ha detto Epifani – è intitolato a una famiglia, cosa che non avviene normalmente, che è possibile solo perché c'è un filo unico che tiene unite le biografie di tutti i Trentin pur essendo personalità diverse, un filo molto forte, costituito da tre fattori. Il primo è il senso di attaccamento fortissimo al valore della libertà, la volontà di non piegarsi, di considerare la libertà essenziale come l'aria: cita la lettera di dimissioni di Silvio, la scelta dell'esilio, la vita da esule "zingaro", la creazione di "Libérer et fédérer", e poi le scelte di libertà del figlio Bruno, nella Resistenza, e poi "formatore" di una generazione di sindacalisti non solo della Cgil, la scelta di darsi al sindacato come scelta generosa di vita, il teorico della democrazia dal basso, l'autore del libro La libertà viene prima; poi Franca la staffetta partigiana e la docente, l'appassionata creatrice di forme di rappresentanza di vari interessi culturali. Il secondo fattore è il valore fondamentale dello studio, della formazione, della cultura, dello scambio reciproco, che è fattore indispensabile del senso della responsabilità, strettamente connesso a quello della liberta. Il terzo è l'essere cittadini di un luogo ed essere cittadini di un mondo più vasto, essere di Venezia, San Donà, Tolosa ed essere cittadini europei, cittadini italianipresentazione 6 ed europei, un'identità forte ma mai chiusa, l'idea che solo dall'incontro tra identità diverse si possa realizzare un senso di libertà nei riguardi di tutti e di tutti gli interessi in campo. Il Centro Trentin – ha concluso Epifani - in questo tempo "gramo" per l'affievolimento dello spirito pubblico, della funzione alta della politica, ha anche il compito di far conoscere il senso di servizio pubblico che ha ispirato gli atti di tutti i membri della famiglia Trentin, e di esprimere gratitudine per queste storie che ci hanno reso più forti, migliori. Citando Vittorio Foa, secondo cui è importante la memoria ma sono ancora più importanti i buoni esempi, Epifani conclude dicendo che la funzione del Centro è anche quella di ripensare la vita dei Trentin, studiarla, utilizzare il nome della famiglia per dibattiti e iniziative pubbliche, riproponendo i loro "buoni esempi", cosa che purtroppo nell'Italia di oggi ci manca.