27Maggio2020

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Alberto Toscano: "Gli italiani che hanno fatto la Francia"

ALBERTO TOSCANO, Gli italiani che hanno fatto la Francia. Da Leonardo a Pierre Cardin, Baldini e Castoldi, 2020.
 
Baldini e Castoldi pubblica l'edizione italiana del libro di Alberto Toscano, già uscito in francese con il titolo Ti amo Francia. De Léonard de Vinci à Pierre Cardin, ces italiens qui ont fait la France (Armand Colin, 2019): tra le altre figure di italiani divenuti celebri oltralpe, l'autore inserisce anche Silvio Trentin.
Riroponiamo di seguito quanto scritto da Pio Serafin a proposito dell'edizione francese.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Alberto Toscano vive a Parigi dal 1986. Giornalista di diverse testate nazionali, corrispondente da Parigi - tra l'altro editorialista di politica estera de L'Arena - presidente dell'Associazione Stampa estera, parla degli italiani che hanno contribuito a fare la Francia in un excursus di cinque secoli, passando anche attraverso quelli che senza diventare francesi hanno dato un loro contributo come Renzo Piano autore del Beaubourg o Gae Aulenti cui si deve il Musée d'Orsay.
Non si tratta di una lista esauriente di nomi degli italiani che sono stati importanti per la Francia. Toscano fa una scelta secondo la sua curiosità e si concentra su una serie di personaggi. 
E' per noi importante osservare che Alberto Toscano ha inserito tra questi Silvio Trentin che non viene meramente elencato ma su cui si sofferma da pag. 171 a pag. 177.
Mi auguro che questo libro venga pubblicato anche in Italia o che comunque abbiate l'opportunità di leggerlo.
Per fare fin da subito qualche osservazione va detto che attraverso questo libro Toscano giunge alla conclusione che il bilancio storico dell'immigrazione italiana in Francia è un bilancio straordinario.
In un Paese che ha ben più di cinque milioni di abitanti di origini italiane, con nomi italiani ma francesi esattamente come gli altri, si può parlare di integrazione riuscita. 
Solo fra la nascita della Terza Repubblica e l'inizio della Prima Guerra mondiale circa due milioni di italiani sono arrivati in Francia, con un'idea di integrazione dei figli che era quasi un'ossessione per i genitori e per la quale esisteva uno strumento eccezionale, ovvero la scuola pubblica.
Ebbene queste conclusioni si addicono sicuramente a Silvio Trentin il cui radicamento in Francia fu davvero profondo e ad esso occorre fare riferimento per le importanti conseguenze che esso determinò.
Paul Arrighi ha scritto che la “sua passion francophile est restée l’un del fils conducteurs de sa pensée et de son action. Cet attachement passionné de Silvio Trentin pour la France ne s’est jamais démenti. »
Moreno Guerrrato nella sua commemorazione a San Donà di Piave del 1994 ha detto che: “Silvio Trentin amò con tutto il cuore la Francia e dalla Francia fu riamato. Nessun fuoriuscito italiano fu tanto noto e ammirato come Silvio Trentin.” Il suo ottimo francese e la conoscenza della letteratura giuridica francese gli permisero immediatamente di stabilire contatti profondi con i giuristi d’oltralpe. Vi fu in lui, subito, la volontà di integrarsi in pieno in una terra che non voleva sentire straniera, pur in presenza di una forte nostalgia per l’Italia che non mancherà di evocare nelle sue lettere.
La scelta di scrivere in francese le sue opere giuridiche è significativa sotto questo profilo. Essa risulta la manifestazione di un solido incardinamento in una nuova realtà dove aveva trovato sinceri interlocutori, ben lontani dai giuristi asserviti che aveva trovato in Italia.
Toscano sintetizza la vicenda di Trentin in Francia e il suo impegno: “Il ne se contente pas de penser aux affaires italiennes. Il s’engage profondément dans la culture, la société et la politique françaises.»
Nessun altro fuoriuscito italiano seppe adattarsi e radicarsi come Trentin nel luogo dell’esilio e considerarlo una seconda patria.
In questo quadro va inserita anche la decisione di arruolarsi nell’esercito francese all’indomani della dichiarazione di guerra della Germania alla Francia, anche se il governo francese respinse l’offerta di Trentin e di altri antifascisti.
Egli fu l’unico, del resto, a fondare un movimento di Resistenza e si può dire –visto il tempo che la vita gli concesse- che egli lavorò più per la Resistenza francese che per la Resistenza italiana.
Nelle parole di Toscano : «l’ascenseur social a un nom et un prénom: école publique. » Come non ricordare qui i tanti colloqui con Franca che raccontava il suo rapporto con la scuola che è sempre stato eccellente.
Meno buoni sembrano essere stati quelli di Bruno che li ha spesso ricordati. Nel libro è Giorgio, figlio di Bruno e professore di cinese all’Università di Macerata, a raccontarne uno riferito ai brutti voti in due materie a fine anno scolastico e al colloquio di Silvio con i professori: “qu’il soit puni et recalé. On ne prend pas l’école à la légère.”
Toscano ricorda ancora di Bruno –sempre attraverso la testimonianza di suo figlio Giorgio- il suo arresto e l’incontro con la madre in carcere: “Si tu parles de ton père, je te tue.”
Toscano evidenzia poi il ruolo fondamentale svolto dalla Librairie du Languedoc “qui devient un carrefour fondamental pour les milieux antifascistes italiens, français et espagnols. La cave de la librairie est en réalité une petite salle de réunion. La librairie toulousaine de la famille Trentin est un espace de militantisme politique. »
Accanto a Trentin ci sono altre figure venete come Pierre Cardin ed Emile Zola, entrambi di origini veneziane come Trentin potrebbero essere presentati per il loro ruolo in Francia e per le comuni radici venete.

Pio Serafin

Mari Libertanellavoro

Giovanni Mari: Libertà nel lavoro. La sfida della rivoluzione digitale

Dalla quarta di copertina:
La nostra idea di lavoro si è sempre basata sulla contrapposizione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, una dicotomia che il lavoro come attività linguistica svolto nella "fabbrica digitale" annulla, proponendo una nuova natura del lavoro, un nuovo modo di lavorare e un differente nesso fra tempo di lavoro e tempo dell'"ozio". In epoca di "fine del lavoro", di jobless society in cui lavorerebbero solo i robot - previsioni regolarmente smentite nella loro radicalità -, è possibile rimettere al centro della discussione il concetto di autorealizzazione della persona nel lavoro? Nella prospettiva dell'autore tale concetto è decisivo per la formulazione di una nuova idea di lavoro. Un lavoro di qualità, in grado di essere scelto, non un lavoro qualsiasi in nome del "diritto al lavoro", può diventare forma e strumento di libertà, laddove maggiori siano la conoscenza, la creatività e la responsabilità in esso intrecciate, nei luoghi di lavoro e nella società.

Per maggiori nformazion vai al sito dell'editore Il Mulino.

Pubblichiamo inoltre, per gentile concessione dell'autore, la presentazione del volume, in cui si sottolineano i debiti verso l'opera teorica e pratica di Bruno Trentin.