19Dicembre2018

Sei qui: Home news All'Università Cattolica di Milano una tesi di laurea sul pensiero federalista di Silvio Trentin

All'Università Cattolica di Milano una tesi di laurea sul pensiero federalista di Silvio Trentin

All'Università Cattolica di Milano è stata recentemente discussa una tesi di laurea in giurisprudenza su Silvio Trentin: Leonardo Maria Moscati, Il pensiero federalista di Silvio Trentin e i suoi riflessi sulla Costituzione italiana, relatore prof. Filippo Pizzolato (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Facoltà di Giurisprudenza, Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza, anno accademico 2017-2018).

Pubblichiamo di seguito l'abstract della tesi, inviatoci dall'autore.

La convinzione che muove questo lavoro è che il pensiero di Silvio Trentin, se debitamente attualizzato, possa fornirci un’originale chiave di lettura di alcuni aspetti critici della contemporaneità, illuminando passaggi cruciali della Costituzione e del diritto positivo europeo in un senso prossimo alle esigenze di una società plurale, che domanda autonomia e che, allo stesso momento, abbisogna di unità.
Nel corso della sua vita, da partigiano e giurista, Trentin eleva il connubio tra giustizia e libertà a stella polare, chiamata ad orientare l’attività dello Stato; la costante, indefessa e pragmatica ricerca di un equilibrio tra queste due istanze plasma la dottrina trentiniana, che cresce in direzione radicalmente opposta al corporativismo fascista, ma anche alle altre teorie di superamento dello Stato moderno, quando si mostrano - come il socialismo di stampo sovietico - incapaci di fondare l’ordinamento sulla libertà. Trentin studia e critica il fascismo in qualità di giuspubblicista e di osservatore integerrimo che, per rimanere coerente con le sue convinzioni, ha preferito le asperità e le ristrettezze dell’esilio in Francia ai compromessi con il regime: Trentin vede nel fascismo il frutto drammatico della crisi dello Stato liberale, ma anche l’inevitabile prodotto del monocentrismo e dello Stato capitalista unitario.
Pervicace avversario di ogni positivismo giuridico, è nella ricerca del principio ultimo ed essenziale del diritto che Trentin scopre l’autonomia della persona e delle collettività quale imprescindibile elemento di natura su cui costruire l’ordinamento. 
Nasce così, tra le pagine di Liberare e federare e dell’Abbozzo di un piano tendente a delineare la figura costituzionale dell’Italia, il federalismo trentiniano. Lungi dal porsi solo come assetto formale per lo Stato del dopoguerra, il federalismo, nella visione di Trentin, è un metodo capace d’informare di sé la società nella sua integralità e di erigere una piramide ordinamentale sulle solide fondamenta dell’autonomia, che nel progetto costituzionale di Trentin si dipana in tutta la sua estensione. Un federalismo che, mutuato da Cattaneo, Ferrari e Proudhon, pur guardando alla teoria del diritto sociale come a una superfetazione innecessaria, riconosce nelle formazioni sociali e politiche collettive il luogo in cui massimamente si esprime la libertà. 
La dottrina federalista dell’eminente giurista veneto anticipa perciò il pluralismo della Costituzione italiana, oltre che le categorie del fondamento sul lavoro, del principio personalista e del principio autonomista, attraverso le quali è ben possibile porre in un dialogo serrato i due sistemi; se non si può rintracciare, per la sua morte precoce, una corrente ispirata apertamente a Trentin nell’Assemblea costituente, è invece fruttuosa l’operazione di scandagliare i riflessi della sua sensibilità giuridica nel sistema repubblicano complessivo.
La piramide federalista di Trentin disvela poi una inedita sfumatura del concetto di rappresentanza, diversa da quella politica e che potremmo chiamare “sociale”, e prevede un meccanismo istituzionale in grado di farle coesistere entrambe. Per Trentin, infatti, la sola rappresentanza politica, che s’incardina nelle istituzioni locali e territoriali, non è sufficiente per un ordinamento che voglia dirsi democratico, e deve accompagnarsi a forme di riconoscimento delle attività lavorative e sociali: è questo, in ultima istanza, il suo messaggio per salvare ed edificare l’Europa di oggi. Infine, Trentin fonde la dimensione verticale ed orizzontale della sussidiarietà, suggerendoci indirettamente una applicazione radicale dell’art. 118 della Costituzione, da legare in modo indissolubile all’art. 5. 
Il lettore potrà quindi ripercorrere alcuni tratti salienti della vita e del pensiero di Trentin, scorgendo la preziosità della sua eredità intellettuale, capace di interfacciarsi con il mondo contemporaneo e di fornirci indicazioni su come implementare in senso partecipativo l’assetto ordinamentale repubblicano ed europeo.