24Settembre2017

Giorgio Trentin (1917-2013)

Nasce il 23 luglio 1917 a San Donà di Piave, in piena guerra, poco prima che la famiglia sfolli in Piemonte. A 4 anni, nel 1921, rischia di morire cadendo dal tetto della casa a Venezia, un episodio che segna drammaticamente la vita dei Trentin anche se si risolve positivamente. A 8 anni e mezzo deve lasciare la scuola e Venezia per seguire la famiglia nell'esilio francese. Dei tre piccoli Trentin, è quello che vive con maggiore sofferenza ed estraneità la vita in terra straniera. Frequenta il liceo e l'università a Tolosa. Interessato all'arte fin da ragazzo, la scoperta delle incisioni di Dürer nella libreria del padre gli farà scattare la grande passione che l'accompagna per tutta la vita, inscindibile dalla passione politica: l'incisione come scuola di verità che sa «radiografare», con un «procedere indagatore», le verità più profonde e segrete della realtà.
Collabora con il padre nelle sue battaglie politiche, nella fitta rete di relazioni con gli esuli antifascisti (Rosselli, Lussu, Valiani, Solari, Amendola, Dozza, Nenni, Nitti, Campolonghi, ecc) e con il mondo intellettuale francese, nella guerra di Spagna e poi nell'organizzazione del movimento di Libérer et Fédérer, anche se a un certo punto si fa tentare dal comunismo, iscrivendosi per un periodo alla organizzazione giovanile del Partito Comunista Francese. Dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia, con il padre si presenta come volontario per essere arruolato nell'esercito francese, passando anche la visita militare, ma non sono accettati perché privi della cittadinanza. Accompagna il padre, nell'agosto del '43, negli incontri con esponenti del controspionaggio francese e dei servizi inglesi a Marsiglia e a Nizza, quando organizza dalla Francia i primi lanci in Italia affidandosi ai servizi francesi di Londra, e nel tentativo del passaggio dei Pirenei, poi fallito per un attacco di cuore di Silvio che li costringe a tornare indietro.
Rientrato in Italia con i genitori e il fratello, ai primi di settembre 1943 partecipa alla prima fase dell'organizzazione della Resistenza in Veneto, in collegamento con esponenti trevigiani e veneti del Partito d'Azione (Meneghetti, Opocher, Zwirner, Ramanzini), anche durante la degenza di Silvio in ospedale. Dopo la morte del padre, nel marzo 1944, con il fratello Bruno si getta immediatamente nell'azione armata, nella zona di Roncade e S. Biagio di Callalta, in collegamento con le forze GL di Treviso. Anche dopo la partenza di Bruno per le Prealpi trevigiane, Giorgio resta nelle formazioni di pianura, commissario politico del battaglione autonomo «Sile» (che diventerà il battaglione «Vito Rapisardi») aggregato alle forze GL collegate alla Brigata «Mameli» di Treviso; organizza aviolanci, esegue sabotaggi alle linee di comunicazione, partecipa a numerose azioni nella zona. Continua a vivere con la madre, sfollati in una casa sul Sile, a Silea, allontanandosene solo un paio di volte nell'agosto 1944 per raggiungere Bruno nella sua formazione di Revine Lago per portargli armi, sfuggendo poi in una rischiosissima fuga solitaria al rastrellamento dei nazifascisti.
Dopo la guerra è politicamente molto attivo a Treviso: segretario del Fronte della Gioventù per il biennio 1946-48, per due anni è anche segretario dell'ANPI, dirige il Partito d'Azione cittadino poi anche a livello provinciale, al posto di Ramanzini; nel 1948 gli viene affidata, per alcuni mesi, la direzione del settimanale dell'ANPI "Patrioti della Marca", al quale imprime una linea politica più diplomatica e unitaria. Il suo obiettivo è quello di far superare all'ANPI e al suo giornale i limiti "assistenzialisti" da associazione di ex combattenti, e riprendere la lotta per riaffermare i valori della Resistenza nella politica interna e internazionale di quegli anni. Dal '48 collabora a «Il lavoratore», giornale della Federazione del Pci di Treviso, a testimonianza del suo avvicinamento al Partito Comunista, al quale comunque non si iscrive mai. Nel 1947 tenta l'avventura di una libreria con doppia sede a Treviso e a Venezia per la diffusione delle principali opere francesi di studi politici marxisti. Acquisisce anche la rappresentanza della rivista «La Pensée» di Joliot Curie e Aragon delle Editions Sociales, ma l'esperienza dura poco, anche perché nel 1948 vince il concorso per entrare come assistente tecnico alla direzione delle Belle arti del Comune di Venezia. Dal '49 risiede a Venezia, dove sarà per vent'anni presidente dell'Anpi e successivamente, fino alla morte, dell'ANPPIA, l'Associazione dei perseguitati politici antifascisti italiani.
Nel campo dell'arte il suo ruolo è sempre più importante fino a diventare il massimo esperto dell'arte incisoria a livello nazionale. Organizza nel 1953 la I^ Mostra Collettiva di Incisori Veneti Moderni, per l'Opera Bevilacqua La Masa di cui diventa segretario succedendo al prof. Guido Perocco.
Dal 1955 al 1961 organizza la Biennale dell'incisione italiana contemporanea, di cui cura tutti i cataloghi.

Nel 1954 con gli artisti Tranquillo Marangoni, Remo Wolf, Neri Pozza e Giovanni Giuliani (a cui verrà presto aggiungendosi l'apporto di una serie di altrettanto notevoli personalità dell'incisione quali Mario Dinon, Giovanni Barbisan, Lino Bianchi Barriviera e Tono Zancanaro) fonda l'«Associazione Incisori Veneti», ideata concepita e nata come strumento culturale di unità d'azione tra molte delle maggiori personalità dell'incisione veneta, concepita nel senso storico, il cui impegno e la cui azione erano sino ad allora disperse in mille piccole, logore esperienze di carattere provinciale.
Organizza attraverso un impegno di vaste proporzioni un processo organizzativo culturalmente concretatosi nel non trascurabile complesso di oltre 450 iniziative in Italia, in Europa e in varie altre parti del mondo, ma trattandosi di un'azione generalmente preceduta in varie parti d'Italia da tutta una serie di lezioni storico-didattiche sui valori fondamentali portati a determinare l'originalità del messaggio incisorio.
Alterna la carica di segretario a quella di presidente dell'Associazione Incisori Veneti, dalla sua nascita fino al suo scioglimento.
Dirige negli anni '70, per due o tre anni, la rivista trimestrale "L'incisione".
Ha fondato varie Biennali di Incisione: a Mirano (Ve) le sei Biennali di incisione Premio Tiepolo, le quattro Biennali di incisione Rotary Club di Cittadella (Pd), le quattro Biennali di incisione Premio Martini di Oderzo (TV), le dodici Biennali dell'incisione "L'Incisione oggi in Italia" Villa Altan Comune di Gaiarine (Tv), le sette Biennali dell'incisione di Campobasso, le sei Biennali dell'incisione di Cavaion Veronese (Vr) e altre singole autonome iniziative in varie parti d'Italia e del mondo.
Muore a Venezia il 17 luglio 2013.