23Ottobre2019

Parigi

franca-caffè

Prima, nella seconda metà degli anni 30, Parigi è stata il riferimento di Silvio, per gli incontri con gli altri esuli antifascisti, le riunioni di Giustizia e Libertà, i funerali dei fratelli Rosselli.
Poi Parigi è diventata a tutti gli effetti, a partire dal 1945, la seconda (o la prima?) città di Franca, studente alla Sorbona, residente in Quai de Gesvres, con il primo marito Horace Torrubia e il primo figlio Silvio, e poi in rue du Renard con il secondo marito Mario Baratto e il secondo figlio Giorgio. Docente alla Sorbona, dove nel 1957 è chiamata a sostituire il suo Maestro Henri Bédarida al Dipartimento d'Italiano della Sorbona in qualità di Maître-Assistant. Insegnerà alla Sorbona fino al 30 settembre 1966, allorché ottiene di essere distaccata alla Facoltà di Lingue Ca' Foscari di Venezia dal Ministero degli Affari Esteri Francese, in qualità di Lettrice di Lingua e Letteratura Francese.


A Parigi il suo famoso salotto (leggi Perrus, in Atti del Convegno Franca Trentin. Una vita plurale, 13 dicembre 2011). "Delegata culturale permanente" della cultura italiana in Francia. "La nostra ambasciatrice"a Parigi, la definisce Giorgio Amendola in una lettera del 1965.
E poi, dopo il 1966, ogni anno a settembre il ritorno a Parigi : un rituffarsi rigenerante di due settimane nella vita parigina, tra i suoi amici di sempre.
E sempre la nostalgia.

Anche per Bruno, Parigi è stata la città di grandi incontri (con Sartre e Simone de Beauvoir, ad esempio)


Il 13 ottobre 2011, ad un anno dalla morte, la cognata Anna Baratto e gli amici le hanno dedicato un emozionante incontro al Centro di cultura italiano (leggi intervento di Anna Baratto al Convegno Franca Trentin. Una vita plurale, 13 dicembre 2011, icon vedi slideshow fotografico)

foto di copertina: Franca in un caffé di Parigi